Il bilancio e gli indici

L’elaborazione dei prospetti del bilancio aziendale e dei relativi indici di gestione si attiva attraverso l’opzione stampa del menu principale, e selezionando successivamente le voci specifiche.

In realtà la stampa non avviene direttamente, ma analogamente ai prospetti di controllo precedentemente descritti, il programma presenta a video un’anteprima dei documenti che possono essere effettivamente stampati premendo l’icona con la stampante o trasferiti in un altro formato informatico per eventuali elaborazioni successive.

In questa parte del manuale verranno illustrate sinteticamente le informazioni contenute in questi prospetti senza però approfondire gli aspetti metodologici la cui conoscenza è però indispensabile per una corretta interpretazione dei risultati gestionali elaborati dal programma. Per ulteriori informazioni si vedano gli altri strumenti di supporto all’utente descritti nella prima parte di questo manuale ed i riferimenti bibliografici contenuti in appendice.

Il bilancio riclassificato

I prospetti del Conto Economico e dello Stato Patrimoniale elaborati da GAIA riprendono gli schemi di riclassificazione utilizzati nella precedente metodologia contabile, ma con una maggiore ricchezza informativa ed alcune differenziazioni di carattere metodologico. Il bilancio aziendale è suddiviso in sette pagine, consultabili selezionando le frecce che affiancano il numero di pagine o inserendo direttamente la pagina.

La prima pagina riepiloga le informazioni anagrafiche, la localizzazione  e la classificazione tipologica dell’azienda; la seconda contiene il Conto Economico; la terza lo Stato Patrimoniale; la quarta pagina mostra una rappresentazione grafica delle principali voci del Conto Economico e dello Stato Patrimoniale; la quinta pagina contiene i parametri tecnici, patrimoniali ed economici dell’azienda. Inoltre, nella stessa pagina si trovano gli indici tecnici, patrimoniali, economici e di redditività aziendali; la sesta pagina riepiloga gli indici finanziari, le catene degli indici (ROI e ROE), l’effetto leva finanziaria e la redditività della terra e del lavoro familiare; la settima e ultima pagina mostra il grafico con la composizione dello stato patrimoniale suddiviso per impieghi e fonti. Vengono inoltre mostrati sia gli indici di equilibrio finanziario complessivo (Test Z-score, formula di Altmann), sia gli elementi per il calcolo del rating aziendale (valutazione dell’affidabilità creditizia secondo Basilea 2).

Il Conto Economico viene proposto sotto forma di prospetto scalare che partendo dalle componenti che formano la PLV arriva alla determinazione del Reddito Netto. Gli aggregati contabili evidenziati in grassetto rappresentano i principali riferimenti informativi attraverso i quali esprimere le prime valutazioni sull’andamento di gestione. Questo in sintesi è il loro contenuto informativo:

Produzione Lorda Vendibile (PLV)
Le principali voci che compongono la Produzione Lorda Vendibile sono rappresentate dai ricavi delle vendite dei prodotti aziendali e servizi, dagli aiuti pubblici in conto esercizio (Politiche OCM UE) e dai ricavi derivanti dalle altre attività accessorie;

Costi Correnti (CC)
i costi correnti sono dati dalla somma dei delle spese sostenute per l’acquisto di fattori di consumo extraziendali (sementi, piantine, fertilizzanti, antiparassitari, mangimi, meccanizzazione, etc.), altre spese diverse (spese di trasformazione, commercializzazione e spese generali) e servizi di terzi (contoterzismo, spese sanitarie, spese per attività connesse e assicurazioni);

Valore Aggiunto (VA) è dato dalla differenza tra PLV e costi correnti e riassume il risultato lordo di gestione dei processi produttivi senza considerare i costi strutturali e del lavoro;

Prodotto Netto AZIENDALE (PNA)
è la differenza tra VA e costi pluriennali (ammortamenti e accantonamenti) ed esprime il risultato lordo di gestione al netto dei costi fissi;

Reddito Operativo (RO) è il risultato economico della gestione caratteristica dell’impresa agricola che comprende tutti i costi ed i ricavi originati dai processi produttivi e dai servizi attivi e passivi collegati alle attività agricole. Viene calcolato come differenza tra il PNA e i redditi distribuiti (salari e oneri sociali, affitti passivi);

Reddito Netto (RN) è il risultato economico complessivo che rispetto al RO comprende anche i costi ed i ricavi originati dalle attività non considerate tipicamente agricole, ovvero la gestione extra-caratteristica:  gestione finanziaria, gestione straordinaria, gestione diverse e trasferimenti pubblici;

Lo Stato Patrimoniale invece si presenta in due sezioni sovrapposte dove la prima accoglie gli Impieghi finanziari e quella sottostante le Fonti di finanziamento. La logica di riclassificazione adottata è quella della liquidità crescente dal lato degli Impieghi e della provenienza dal lato delle Fonti. Anche per questo prospetto si sintetizza il significato dei principali aggregati contabili:

Capitale fisso comprende il capitale fondiario e il capitale agrario fisso. Sono impieghi finanziari di lungo periodo. In particolare il Capitale Fondiario valorizza i beni materiali ed immateriali connessi ai terreni agricoli e forestali, mentre il Capitale Agrario Fisso riguarda il parco macchine e il capitale bestiame;

Capitale circolante accoglie le liquidità immediate (cassa e banca) e differite (crediti di funzionamento) e il capitale agrario circolante, ovvero quegli impieghi che possono essere convertiti in denaro in tempi relativamente brevi (anticipazioni colturali, scorte);

Capitale di Terzi riguarda le fonti di finanziamento esterne all’azienda e comprende sia le passività  correnti (debiti di funzionamento) che che le passività consolidate (debiti a medio-lungo termine, TFR);

Patrimonio Netto costituisce il totale dei mezzi finanziari propri distinto nelle componenti del capitale netto e delle variazioni patrimoniali di esercizio (autofinanziamento);

 

Gli indici di bilancio

Per arricchire l’analisi dei risultati di gestione, GAIA elabora quattro gruppi di indicatori ognuno dedicato ad un aspetto gestionale. Analogamente a quanto scritto per il bilancio, la corretta comprensione di queste informazioni richiede la conoscenza di alcune nozioni di analisi contabile che non sono contenute in questo documento data la sua finalità di guida all’uso dello strumento informatico. Di seguito quindi verranno fornite solo alcune informazioni di sintesi che vanno approfondite utilizzando i riferimenti bibliografici ed il materiale didattico.

>  I parametri tecnici

Uno dei più efficaci metodi di analisi delle caratteristiche strutturali di un’azienda è quello dell’esame dei parametri tecnici, che sono calcolati per conoscere, attraverso opportuni rapporti tra le quantità dei fattori di produzione impiegati in azienda (quali la superficie utilizzata, il lavoro impiegato, il capitale investito, il bestiame presente, le macchine, ecc.), le caratteristiche tecniche dell’impresa ed i livelli di intensivizzazione dell’uso delle risorse. Queste indicazioni possono essere combinate e rapportate tra loro per formare i parametri tecnici che danno un quadro informativo sugli aspetti tecnico-strutturali dell’azienda. I principali parametri utilizzati riguardano la disponibilità di terra, di lavoro, di macchine e di bestiame; per quanto riguarda il lavoro e il bestiame in agricoltura vengono adottate delle particolari unità di misura standard di riferimento che sono rispettivamente le unità di lavoro (UL) e le unità bestiame adulto (UBA).

Le UL considerano l’impiego lavorativo di una persona occupata in azienda a tempo pieno pari a 1800 ore (1 UL = 1800 ore); l’utilizzo di questo comune parametro di riferimento rende comparabile l’impiego della manodopera anche tra aziende che utilizzano diverse forme di lavoro (part-time,  avventizi e salariati fissi). L’UBA, che rappresenta per definizione, l’unità di consumo costituita da una vacca adulta in produzione, che quindi assume il valore 1, viene utilizzata per uniformare le diverse tipologie zootecniche riconducendole attraverso l’applicazione di coefficienti di conversione, stabilite in base alle esigenze alimentari medie delle medesime in rapporto a quelle di una vacca adulta.

Indici tecnici
Grado di intensità fattore lavoro

[SAU/ULA]

 Livello di impiego del lavoro

[OLT/SAU]

 Incidenza dei terreni in proprietà

[SAP/SAU]

Incidenza della SAU irrigata

[SAUIR/SAU]

Disponibilità di SAU a foraggere

[SAF/SAU]

Grado di intensità zootecnica

[UBA/ULA]

Carico bestiame

[UBA/SAF]

Indice di conduzione familiare

[ULF/ULA]

Indice di stagionalità del lavoro

[(OLA+OLC)/OLT]

Indice di lavoro dipendente

[(OLD+OLA)/OLT]

Livello di meccanizzazione

[KW/SAU]

Intensità di meccanizzazione

[KW/ULA]

Intensità fondiaria

[KF/SAU]

Capitalizzazione fondiaria

[KF/ULA]

Dinamicità aziendale

[INV/SAU]

Intensità agraria

[KAT/SAU]

Capitalizzazione agraria

[KAT/ULA]

Rigidità degli impieghi

[KFIX/IMP]

Elasticità degli impieghi

[KC/IMP]

Rotazione delle attività

[PLV/IMP]

Indice delle liquidità totali

[LQ/IMP]

Indice di efficienza capitale agrario

[KAT/VA]

Indice delle passività

[(PC+PCS)/FON]

 

SAU/ULA indica la disponibilità di superficie agricola utilizzata per unità lavorativa: fornisce una misura della intensità del fattore lavoro; il valore deve essere interpretato, tenendo conto dell’indirizzo produttivo e della qualità della terra a disposizione, comparando tra loro aziende simili.

OLT/SAU misura la quantità di ore di lavoro aziendali totali per ogni ettaro di Superficie Agricola Utilizzata. Il valore deve essere interpretato, tenendo conto dell’indirizzo produttivo e della qualità della terra a disposizione, comparando tra loro aziende simili;

SAP/SAU rappresenta la quantità del capitale terra (terreni) di proprietà. Esso è calcolato come incidenza percentuale della SAU in proprietà sulla SAU totale aziendale;

SAUIR/SAU rappresenta la quantità della SAU irrigata. Esso è calcolato come incidenza percentuale della SAU irrigata sulla SAU totale

SAF/SAU misura l’incidenza percentuale della superficie delle colture destinate al reimpiego negli allevamenti rispetto alla superficie complessiva, ossia la quota della SAU destinata all’alimentazione animale; questo valore fornisce due indicazioni: la prima relativa all’importanza che riveste il settore zootecnico nell’azienda analizzata; la seconda ci dice quanta parte di superficie sarebbe disponibile se si decidesse di abbandonare le attività zootecniche o di acquistare il mangime e i foraggi piuttosto che produrli.

UBA/ULA indica il numero di unità di bestiame adulto cui ogni unità lavorativa deve provvedere; nelle aziende con allevamenti è utile per identificare il grado di intesivizzazione zootecnica rispetto al lavoro disponibile in azienda; il livello dell’indice consente di esprimere giudizi sul tipo di allevamento a seconda che sia industriale, tradizionale, allo stato brado o in batteria.

UBA/SAF indica il numero di unità di bestiame adulto cui ogni unità lavorativa deve provvedere; nelle aziende con allevamenti è utile per identificare il grado di intesivizzazione zootecnica rispetto alla Superficie agricola a Foraggere aziendale; il livello dell’indice consente di esprimere giudizi sul tipo di allevamento a seconda che sia industriale, tradizionale, allo stato brado o in batteria.  

ULF/ULA calcolato dal rapporto tra le Unità di lavoro familiare per Unità di lavoro aziendale, mostra l’incidenza del lavoro familiare sul lavoro totale utilizzato in azienda. Quanto più il valore assunto da tale indice si avvicina a 1 tanto maggiore sarà, in azienda, il ricorso al lavoro familiare;  

(OLA+OLC)/OLT misura l’incidenza della quantità di ore di lavoro avventizio e del lavoro di contoterzismo passivo sul totale delle ore di lavoro aziendale totale;  

(OLD+OLA)/OLT misura l’incidenza della quantità di ore di lavoro dipendenti e del lavoro avventizio sul totale delle ore di lavoro aziendale totale;

KW/SAU misura la disponibilità di forza motrice presente in azienda per ettaro di Superficie Agricola Utilizzata; è un indice che misura il grado di meccanizzazione aziendale in termini di potenza disponibile per ettaro di superficie.  

KW/ULA misura la disponibilità di forza motrice presente in azienda per occupato; è un indice analogo al precedente che misura il grado di meccanizzazione aziendale in termini di potenza disponibile per unità di lavoro.  

KF/SAU misura il valore, in Euro, del capitale fondiario per ettaro di SAU, indica il grado di intensività d’uso del capitale fondiario rispetto alla Superficie Agricola Utilizzata.  

KF/ULA esprime il valore, in Euro, del capitale fondiario per unità lavorativa, indica il grado di intensività d’uso del capitale fondiario rispetto al lavoro;  

INV/SAU misura il valore dei nuovi investimenti, in Euro, per ettaro di SAU. Indica il grado di dinamicità aziendale rispetto alla Superficie Agricola Utilizzata;  

KAT/SAU misura il valore, in Euro, di capitale agrario investito per ettaro di SAU; è una misura degli investimenti aziendali legati, in questo caso, al possesso dei terreni agricoli;

 KAT/ULA esprime il valore, in Euro, di capitale agrario totale per ogni unità lavorativa impiegata; offre una misura degli investimenti aziendali non legati al possesso dei terreni;  

KFIX/IMP misura il valore del capitale fisso, in Euro, sul totale degli impieghi aziendali (capitale investito). Indica la rigidità degli impieghi aziendali;  

KC/IMP misura il valore del capitale circolante, in Euro, sul totale degli impieghi aziendali (capitale investito). Indica la elasticità degli impieghi aziendali;  

PLV/IMP misura il valore della produzione lorda vendibile, in Euro, sul totale degli impieghi aziendali (capitale investito). Indica la rotazione delle attività aziendali;  

LQ/IMP misura il valore delle liquidità differite ed immediate, in Euro, sul totale degli impieghi aziendali (capitale investito). È un indice delle liquidità totali aziendali;  

KAT/VA misura il valore, in Euro, di capitale agrario totale sul valore aggiunto; è un’indice di efficienza del capitale agrario;

(PC+PCS)/FON misura l’incidenza delle passività correnti e delle passività consolidate sul totale fonti (capitale di finanziamento) aziendali; È un indice delle passività aziendali;

 

>  Gli indici economici

I parametri visti in precedenza non considerano in alcun modo le componenti del Conto Economico; pertanto al quadro strutturale offerto dai parametri tecnici vengono affiancate una serie di informazioni relative alle caratteristiche economiche dell’azienda analizzata. I parametri economici forniscono una serie di indicazioni sintetiche dapprima sulla produttività economica dei fattori terra e lavoro. Successivamente, hanno vengono fornite altre indicazioni sulla redditività media di ciascuna unità lavorativa e di ogni ettaro di terreno coltivato per giungere, infine, alla determinazione del reddito netto per unità di lavoro familiare.

 

Gli indici economici e della redditività
Produttività lorda della terra

[PLV/SAU]

Produttività netta della terra

[VA/SAU]

Produttività lorda del lavoro

[PLV/ULA]

Produttività lorda del lavoro familiare

[PLV/ULF]

Incidenza dei costi diretti

[CC/VV]

Efficienza del capitale fisso

[PLV/KF]

Efficienza del capitale agrario

[VA/KAT]

Incidenza debiti a breve sulle vendite

[PC/VV]

Indice di efficienza di produzione

[BEP]

Indice di produzione standard

[PLVc/PS]

Redditività netta della terra

[RN/SAU]

Rendimento lordo aziendale

[VA/ULA]

Redditività lorda del lavoro

[RO/ULA]

Redditività netta del lavoro aziendale

[RN/ULA]

Redditività netta lavoro familiare

[RNF/ULF]

Redditività oraria lavoro aziendale

[RN/OLT]

Redditività oraria lavoro familiare

[RN/OLF]

Redditività delle vendite

[RO/VV]

Indice di redditività familiare

[(RNF/OLF)/CO]

Indice della gestione straordinaria

[RN/RO]

 

PLV/SAU esprime il valore, in Euro, della PLV per ettaro di SAU: misura la produttività del terreno, e la sua analisi viene affiancata a quella dell’indice precedente in quanto entrambi sono parametri fondamentali che forniscono una prima indicazione sul grado di redditività dell’azienda, anche se occorre ricordare che nella PLV non sono considerate quelle componenti di costo che potrebbero in teoria ribaltare i risultati in termini di reddito; inoltre elevati livelli di questi indici potrebbero derivare da un rapporto tra valori assoluti di modesta entità (es. basse produzioni su piccole superfici);

VA/SAU misura il valore aggiunto, in Euro, che si ottiene mediamente da ogni ettaro di SAU: esprime la produttività del terreno al netto dei costi variabili; comparato al precedente, essendo inclusa in questo la categoria dei costi variabili e delle spese generali, consente di valutare indirettamente l’incidenza di tali costi; in una agricoltura moderna, dove è sempre più elevato il peso assunto dai costi intermedi (costi dei fattori di produzione variabili), un livello di questo indice superiore alla media è un positivo segnale di efficienza della gestione;

PLV/ULA misura il valore, in Euro, della PLV per unità di lavoro: rappresenta la produttività complessiva del lavoro impiegato; tanto più assume valori elevati tanto migliore è da considerarsi l’efficienza economica per addetto;

PLV/ULF esprime la produttività del lavoro per occupato familiare. Tanto più assume valori elevati, tanto migliore è da considerarsi l’efficienza economica per addetto familiare;

CC/VV Esprime l’incidenza percentuale dei costi correnti sul volume delle vendite;

PLV/KF esprime il valore, in Euro, della PLV sul capitale fondiario: misura la produttività del capitale fisso  aziendale;

VA/KAT indica il valore, in Euro, del valore aggiunto che si ottiene mediamente da ogni Euro di capitale agrario totale; è un indice che esprime l’ efficienza del capitale agrario aziendale;

PC/VV Esprime l’incidenza percentuale delle passività correnti sul volume delle vendite; è un indice di efficienza dei debiti a breve sulle vendite aziendali;

BEP (o REP???) Esprime l’utile o la perdita di esercizio delle produzioni aziendali; è un indice di efficienza della produzione aziendale;

PLVc/PS mostra il rapporto tra la produzione lorda vendibile delle colture e la sua produzione standard relativa alle colture; è un indice di produzione standard;

 

> Indici della redditività

Questi indicatori si riferiscono, in particolare, alla redditività dei capitali aziendali considerata come capacità degli investimenti effettuati di generare un reddito. Sono indici solitamente analizzati nei settori extragricoli, ma che trovano una valida applicazione anche nella moderna agricoltura, dove le risorse investite sia per la loro entità che per la loro variabilità, assumono progressivamente maggiore rilevanza.

Per il calcolo dei singoli parametri è opportuno innanzitutto fare alcune precisazioni che riguardano sia il valore dei capitali da porre al denominatore, sia quello del reddito al numeratore, in quanto i capitali investiti in azienda possono subire nel corso dell’esercizio forti variazioni in seguito ad acquisizioni o cessioni, che rendono tali voci di bilancio poco adatte per basare su di esse il calcolo della redditività.

Il problema potrebbe essere molto complicato e richiedere calcoli particolarmente sofisticati. Tuttavia, nell’analisi di bilancio si segue una semplice procedura : quella di utilizzare la media dei valori tra inizio e fine esercizio (semisomma) in maniera tale da attenuare eventuali variazioni infrannuali.

Altra precisazione riguarda i redditi per le aziende agricole a conduzione diretta: come è noto nei bilanci di queste imprese non è valorizzato il costo della manodopera familiare, per cui nel calcolo del reddito è assente una componente assai rilevante di costo che provocherebbe un aumento generalizzato degli indici di redditività.

Per ovviare a questo inconveniente si possono percorrere due strade: la prima consiste nel confrontare gli indici solo fra aziende che utilizzano esclusivamente manodopera familiare; la seconda, invece, si basa su una valorizzazione delle ore lavorate dai familiari presso l’azienda, utilizzando una tariffa di mercato (es. di un operaio avventizio), in maniera tale da introdurre all’interno del reddito operativo e netto quella componente mancante di costo, rendendo comparabili gli indici di redditività anche fra aziende che  che ricorrono a diverse forme di  lavoro.

Questa valorizzazione della manodopera familiare può essere effettuata attraverso la voce Costo lavoro aziendale nel menu Strumenti.

RN/SAU esprime il valore, in migliaia di Euro, del reddito netto aziendale per ettaro di Superficie Agricola Utilizzata;

VA/ULA misura il valore, in Euro, del valore aggiunto per unità di lavoro: è un indice che esprime il rendimento complessivo del lavoro impiegato; tanto più assume valori elevati tanto migliore è da considerarsi l’efficienza economica per addetto;

RO/ULA misura il valore, in Euro, che resta a disposizione di ogni unità lavorativa impiegata una volta detratti dalla PLV tutti i costi fissi e variabili; mostra la redditività unitaria del lavoro della gestione caratteristica; quindi considera solo le attività derivanti dalla produzione di beni e servizi agricoli;

RN/ULA esprime il valore, in migliaia di Euro, del reddito di esercizio per occupato che resta a disposizione di ogni unità lavorativa considerando globalmente il complesso delle attività, compresi cioè tutti i ricavi della gestione extracaratteristica, gli oneri finanziari atipici o straordinari; dalla comparazione dei due ultimi indici è possibile dedurre immediatamente se il reddito è garantito dai processi produttivi tipici o da attività straordinarie od occasionali;

RNF/ULF esprime il valore, migliaia di Euro, del reddito di esercizio per occupato familiare che resta a disposizione di ogni unità lavorativa familiare considerando globalmente il complesso delle attività, compresi cioè tutti i ricavi della gestione extracaratteristica, gli oneri finanziari atipici o straordinari; dalla comparazione dei due ultimi indici è possibile dedurre immediatamente se il reddito è garantito dai processi produttivi tipici o da attività straordinarie od occasionali;

RN/OLT misura l’incidenza della quantità di ore di lavoro totali sul reddito netto aziendale;

RN/OLF misura l’incidenza della quantità di ore di lavoro familiari sul reddito netto aziendale;

RO/VV esprime l’incidenza percentuale del reddito operativo (margine operativo netto) sul volume delle vendite; è un indice di redditività delle vendite aziendali;

(RNF/OLF)/CO mostra l’incidenza percentuale del reddito netto familiare per ore di lavoro familiare sul costo di opportunità del lavoro familiare; è un indice di redditività del lavoro familiare aziendale;

RN/RO mostra l’incidenza del valore della gestione aziendale (gestione caratteristica e straordinaria) sui risultati della sola gestione caratteristica; è un indice della gestione straordinaria aziendale;

 

> Indici di redditività del capitale

L’analisi degli indici di redditività del capitale permette di completare il quadro dell’aspetto economico della gestione. Infatti, la validità di una gestione risulta non solo dalla redditività per ettaro e per addetto, ma anche dall’entità dei capitali che sono stati investiti per giungere a quei determinati risultati.

Gli indici della redditività del capitale

ROE

Reddito Netto (RN) / Capitale netto (KN)

ROI

Reddito Operativo (RO) / Capitale Investito (KI)

ROD

Oneri Finanziari (OF) / Fonti di terzi (KT)

ROS

Reddito Operativo / Produzione Lorda Vendibile (PLV)

 

Il ROE (Return On Equity) definisce la redditività del capitale proprio e misura, per ogni euro di capitale investito, quanti ne ritornano alla fine dell’anno contabile sotto forma di reddito netto.
L’indice è espresso in termini percentuali per renderlo simile ad un ipotetico tasso di interesse attivo che l’imprenditore sarebbe riuscito ad ottenere investendo il proprio denaro nelle attività aziendali.

Il ROI (Return On Investment), è formulato come rapporto tra il reddito operativo ed il capitale investito totale, ed individua la redditività degli investimenti totali.
Il capitale investito è invece costituito dal totale delle fonti di finanziamento utilizzate dall’azienda, comprese quindi sia quelle messe a disposizione dalla proprietà (capitale netto) che quelle di finanziatori esterni (fornitori, banche, ecc.). Come il ROE, anche il ROI viene espresso in percentuale; fornisce indicazioni sul rendimento del capitale in azienda indipendentemente dal soggetto finanziatore. In altre parole misura la valorizzazione di un euro investito nel periodo intercorso, attraverso le attività tipiche.

Il ROD (Return On Debts) viene calcolato come rapporto tra il totale degli oneri finanziari e le risorse finanziarie di terzi utilizzate nella gestione aziendale.
Questo parametro stima il costo del denaro preso a prestito nel corso dell’esercizio, è assimilabile ad un tasso di interesse passivo medio pagato dall’azienda. Dunque se il ROD esprime il costo dei finanziamenti, mentre il ROI il loro rendimento globale, la differenza tra i due indica se l’azienda è stata in grado di generare un reddito sufficiente per pagare gli interessi sui debiti.

Il ROS (Return On Sales), l’ultimo indice proposto per l’analisi della redditività, è formato dal rapporto tra reddito operativo e PLV, che misura la quota di reddito derivante dalla gestione tipica.
Maggiore è il suo valore, migliore è stata la capacità dell’azienda di conseguire prezzi di vendita remunerativi e/o di limitare i costi dei fattori produttivi.

Gli indici appena esposti possono essere combinati tra loro a formare due catene, che hanno rispettivamente come indici capofila il ROE ed il ROI.

 

> Le catene degli indici

L’analisi per indici non può essere limitata ad un’interpretazione dei singoli coefficienti, ma deve essere condotta tenendo conto che i diversi parametri si integrano tra loro e che la comparazione tra i rispettivi valori consente di incrociare le informazioni rendendo così più incisiva l’analisi della gestione. Tale tecnica nota il letteratura come analisi delle catene di indici.

Una catena di indici è costituita da una serie di rapporti tra i parametri tecnici ed economici che, moltiplicati tra di loro, danno come risultato il valore dell’indice capofila; ogni elemento della catena ha un preciso significato economico, poiché rappresenta un passaggio logico di uno schema studiato al fine di evidenziare alcuni elementi ritenuti essenziali per la valutazione del risultato in esame; esso facilita la scomposizione di un fenomeno gestionale in diverse parti.

Per interpretare bene le catene di indici occorre trovare dei valori di riferimento che consentano di esprimere un giudizio qualitativo con valutazioni del tipo positivo o negativo; i livelli di comparazione possono derivare da medie di aziende similari o di una serie storica della stessa azienda.

La procedura con cui formare una catena di indici si basa su un semplice meccanismo di costruzione di relazioni aritmetiche. L’analisi viene solitamente condotta partendo dall’indice capofila confrontandolo con il livello di riferimento; passando poi ai singoli anelli si tratta di verificare come ciascuno di essi si differenzia dalle medie, individuando così in maniera più analitica le cause di difformità dell’indice capofila.

Un’utile indicazione può essere inoltre fornita dalla sostituzione del valore di un anello della catena con quello dell’azienda migliore (o dell’annata più favorevole) e ricalcolando quindi l’indice capofila: la variazione rispetto al valore originario consente di verificare l’importanza che assume quel particolare quoziente nel contesto.

Si possono ovviamente formare catene composte da più di due anelli introducendo successivamente altre relazioni che si ritengono interessanti in quanto apportatrici di nuove informazioni rispetto all’indice capofila, raggiungendo livelli di complessità notevoli come nel caso delle catene utilizzate nelle tecniche di analisi dell’efficienza aziendale.

Tutte le componenti dello stato patrimoniale contenute nei rapporti delle catene di indici e dell’effetto leva finanziaria sono calcolate come media tra il valore iniziale e finale nello stato patrimoniale.

Le catene di indici
Catena del ROE RN/KN = (RO/KI) * (RN/RO) * (KI/KN)
Catena del ROI RO/KI = (RO/PLV) * (PLV/KI)
Catena redditività del lavoro familiare RN/ULF = (RN/PLV) * (PLV/ULT) * (ULT/ULF)
Catena redditività della terra RN/SAU = (RN/PLV) * (PLV/SAU)

 

 

 

 

 

> La catena del ROE

L’indice di sintesi di questa catena è il ROE che misura il rapporto tra il reddito netto ed il capitale netto (RN/KN). Attraverso questa prima concatenazione possiamo stabilire se il livello di redditività dell’azienda analizzata è legato maggiormente alla gestione caratteristica (ROI), a quella atipica (R/RO), oppure alla provenienza dei finanziamenti (KI/KN). In particolare, quest’ultimo anello della catena individua il livello di indebitamento che assume valori più elevati tanto più l’indice si discosta da 1, e svolge un effetto moltiplicatore sul reddito, incrementandolo se l’effetto leva è positivo, diminuendolo in caso contrario. Il valore del ROE dipende da quello dei tre indici che costituiscono la sua catena:

 – ROI: vedasi gli indici della redditività del capitale

RN/RO: tasso di incidenza della gestione non tipica dà conto di quanto la gestione complessiva dell’azienda è influenzata dalle attività extracaratteristiche, la differenza tra Reddito Netto (RN) e Reddito Operativo (RO) infatti è determinata dall’andamento di queste ultime. Se l’indice è pari ad uno significa che le attività extracaratteristiche sono assenti o non hanno influenza sul risultato di gestione, mentre si discosterà tanto più da uno, verso il basso o verso l’alto, quanto maggiore sarà l’incidenza dei costi e dei ricavi dovuti a queste attività.

–  KI/KN : rapporto di indebitamento agisce da moltiplicatore rispetto ai risultati gestionali, positivi o negativi che siano. Questo indice, infatti, può assumere valori pari ad uno (assenza completa di indebitamento) o superiori nel caso che si sia fatto ricorso al credito.

> La catena del ROI

Il valore del ROI è dato dal rapporto tra il reddito operativo ed il capitale complessivamente investito in azienda; è un indice di sintesi della gestione caratteristica. Questo indice consente di individuare le componenti della redditività dovute alla capacità di conseguire dei margini elevati sulle vendite o di ottenere produzioni elevate rispetto ai capitali investiti; quest’ultimo rapporto viene definito rotazione del capitale investito e misura la velocità con cui le risorse finanziarie vengono utilizzate all’interno dei processi produttivi.

Tale velocità dipende soprattutto dall’indirizzo produttivo dell’azienda: gli allevamenti intensivi e le colture ortive in serra necessitano generalmente di maggiori investimenti rispetto alle produzioni cerealicole e questo comporta un abbassamento dell’indice di rotazione (capitali investiti più elevati), per cui queste aziende dovranno agire maggiormente sulla redditività delle vendite, per conseguire redditività soddisfacenti.

Il valore del ROI deve essere almeno uguale a quello del costo medio del denaro preso a prestito, ROD, in altre parole un’azienda ben condotta dovrebbe generare un ROI più alto dell’interesse sul capitale preso a prestito altrimenti sarà l’imprenditore a dover coprire la differenza, sacrificando i suoi eventuali utili, o peggio, intaccando il capitale proprio.

Il ROI dipende da due componenti:

– ROS: redditività delle vendite dato dal rapporto RO/PLV, misura il reddito operativo per ogni euro di PLV e dipende dalla differenza tra ricavi e costi totali di produzione; è condizionato, cioè, oltre che dall’efficienza dei processi produttivi, dall’andamento del mercato dei fattori e di quello dei prodotti;

PLV/KI: rotazione del capitale investito indica il valore della produzione ottenuta per ogni euro di capitale investito e misura l’efficienza tecnica economica dell’impiego del capitale; il valore assunto da questo indice dipende dall’efficienza dei processi produttivi e dall’andamento del mercato dei prodotti.

Riassumendo si può dire che la redditività caratteristica si può scindere in una parte data dal valore della produzione ottenuta per ogni euro di capitale investito, ed in un’altra parte data dalla redditività di ogni euro di prodotto venduto.

 

> L’effetto leva finanziaria

La differenza tra ROI e ROD viene identificata con il termine effetto leva finanziaria in quanto consente di evidenziare in che modo l’indebitamento concorre nella formazione del reddito aziendale.

Si definisce effetto leva finanziaria (leverage) l’azione svolta dalla situazione finanziaria aziendale sulla redditività del capitale proprio. Si è già detto nel paragrafo “la catena del ROE” come la redditività complessiva dell’azienda (ROE) sia influenzata dall’attività caratteristica (ROI), da quella extracaratteristica (RN/RO) e dal livello di indebitamento (KI/KN). Poiché il rapporto di indebitamento assume valori superiori ad 1 (o al minimo uguale a 1) e precisamente crescenti all’aumentare dell’indebitamento rispetto alle altre fonti del capitale, è chiaro che esso esplicherà un effetto moltiplicativo. Quindi, facendo leva sul capitale di terzi, l’impresa in date condizioni può migliorare la sua redditività netta (ROE).

Attraverso l’analisi dell’effetto leva finanziaria l’impresa dovrebbe essere in grado di decidere appunto la sua convenienza ad indebitarsi, o ad autofinanziarsi per fronteggiare nuovi investimenti.

Per stabilire l’effetto leva finanziaria bisogna esaminare la relazione esistente tra il ROI e il ROD, indice quest’ultimo che misura la redditività del capitale conferito da terzi e che, in un certo senso, è pari al costo medio del denaro per l’azienda esaminata. Il ROD viene calcolato, infatti, come rapporto tra gli oneri finanziari e i debiti verso terzi presenti in azienda.

Si possono avere tre situazioni di effetto leva:

A1 se ROI e ROD coincidono, il livello di indebitamento aziendale non influisce sulla redditività del capitale proprio (effetto leva nullo);

A2 se la differenza tra ROI e ROD è positiva, è conveniente incrementare l’indebitamento aziendale a vantaggio della redditività imprenditoriale, ciò significa che il reddito operativo ha permesso di coprire i costi derivanti dal denaro preso a prestito ed esiste un ulteriore margine che va a favore dell’imprenditore; se ne deduce che se anche in futuro l’azienda potrà mantenere questi livelli di redditività, sarebbe conveniente ricorrere ulteriormente ai finanziatori esterni: infatti, per ogni euro di debito aggiuntivo, la differenza tra il ROI e il ROD va ad incrementare il reddito netto (effetto leva positivo);

A3 se il ROI è minore del ROD, la remunerazione del capitale di terzi è superiore a quello che lo stesso capitale tramutato in investimenti aziendali riesce a produrre, e pertanto l’azienda non è in grado di generare un reddito tale da coprire gli oneri finanziari, dovrà quindi conguagliare con altre risorse la differenza (effetto leva negativo).

In questo caso l’imprenditore da un lato è costretto a rifondere la differenza, e dall’altro deve limitare il ricorso a finanziamenti esterni se non vuole compromettere anche i futuri risultati gestionali.

In conclusione si può dire che finché il ROD è minore del ROI per l’azienda è conveniente incrementare il livello di indebitamento, dato che ciò permette di incrementare la redditività globale (effetto leva positivo).

La decisione sulla convenienza ad aumentare o meno il livello di indebitamento aziendale, oltre che dell’effetto leva dovrà comunque tenere conto anche di altri fattori, quale ad esempio l’influenza delle altre componenti extragestionali.

Per completare e nello stesso tempo avere un quadro sintetico dell’efficienza economica complessiva, si può ricorrere alle ultime due catene di indici economici: quella che approfondisce l’esame del reddito per unità di lavoro familiare, e quella che descrive le variabili che influiscono sulla redditività per ettaro di SAU.

 

> La catena della redditività del lavoro familiare

Questa catena focalizza l’attenzione sulla redditività per unità di lavoro familiare (ULF), e la scinde in tre componenti: la redditività per ettaro di SAU, la disponibilità di terra per addetto alla manodopera, e la quota di manodopera extraziendale. L’analisi di questa catena consente di valutare se un’insoddisfacente remunerazione della manodopera familiare è dovuta a cause strutturali (inadeguato rapporto terra/lavoro o eccessivo utilizzo di lavoratori avventizi o salariati), oppure a risultati economici al di sotto delle aspettative.

La redditività del lavoro familiare (ROF), data dal rapporto RN/ULF, rappresenta l’indicatore principale dello stato di salute di un’azienda contadina, potendosi considerare la massima remunerazione del lavoro familiare come il principale obiettivo di questo tipo di azienda. La catena è costituita dai seguenti indici:

RN/SAU: redditività della terra misura la redditività netta per ettaro di SAU; in primo luogo risulta che la redditività per addetto è direttamente proporzionale alla redditività ad ettaro;

SAU/ULA: intensità del lavoro tanto più elevato è il rapporto tra la SAU ed il numero complessivo di UL occupate in azienda, tanto maggiore sarà la remunerazione del lavoro;

ULA/ULF: indice quota lavoro familiare misura l’incidenza del lavoro salariato in azienda; tanto più il valore di questo indice è maggiore di 1, tanto più l’azienda ha utilizzato manodopera esterna.

 > La catena della redditività della terra

Quest’ultima catena rappresenta un approfondimento ulteriore di un indicatore della catena precedente, vale a dire della redditività per ettaro di SAU; l’obbiettivo di questa catena è proprio l’analisi dei risultati economici. Essa è imperniata sulla scomposizione dell’informazione derivante dalla redditività della terra in cinque anelli basati sulle componenti del conto economico. Attraverso la sua analisi si cerca di evidenziare l’incidenza delle varie categorie di costi che si individuano per ottenere il reddito di esercizio a partire dalla PLV.

RN/PLV: redditività della terra Esprime la quota della PLV che resta all’imprenditore dopo aver sottratto tutte le componenti negative di reddito; questo indice misura la capacità dell’azienda di conseguire un reddito adeguato rispetto ai costi sostenuti ma per una valutazione corretta l’informazione va comparata con la redditività dei capitali;

PLV/SAU: produttività lorda della terra misura la produttività unitaria della SAU; il reddito che ogni ettaro può fornire dipende in primo luogo dal livello della PLV ottenuta; rappresenta, come già si è visto, la produttività unitaria della terra: un valore al di sotto della soglia di riferimento è sintomo di un’incapacità di produrre quantità di prodotto soddisfacente o di spuntare prezzi di mercato remunerativi;

VA/PLV: incidenza dei costi diretti mostra l’efficienza nella spesa da parte dell’azienda. In particolare, permette di individuare l’efficienza della spesa specifica per i processi produttivi, degli ammortamenti e degli altri costi pagati, in relazione alla produzione lorda vendibile;

PN/VA: incidenza dei costi pluriennali mostra l’incidenza dei costi sostenuti da un’azienda all’interno di un esercizio economico che però non vengono considerati all’interno del conto economico in quanto non sono di competenza esclusiva dell’esercizio sul valore aggiunto;

RO/PN: indice della manodopera retribuita mostra l’incidenza del reddito operativo di un’azienda sui costi pluriennali, in particolare misura l’incidenza della manodopera retribuita;

RN/RO: incidenza gestione extracaratteristica permette di individuare l’incidenza della gestione extracaratteristica nella formazione del reddito netto aziendale.

> I quozienti finanziari

La gestione finanziaria nelle aziende agricole è solitamente poco analizzata, sia per la difficoltà di individuare i flussi finanziari, sia per l’importanza tradizionalmente assunta dal controllo dei costi di produzione.

Come si è potuto rilevare nei precedenti paragrafi, anche le risorse finanziarie, se ben calibrate, da un lato concorrono al miglioramento dei risultati reddituali, e dall’altro consentono di migliorare le dotazioni aziendali che potrebbero essere limitate dalla disponibilità di mezzi propri. Inoltre, nell’agricoltura moderna si sta assistendo ad una dilatazione dello sfasamento temporale tra aspetti economici e finanziari (es. i ritardi nella liquidazione degli aiuti pubblici), che rende indispensabile una valutazione attenta delle caratteristiche finanziarie della gestione.

Gli obiettivi da perseguire nell’analisi sono in linea di massima due: valutare l’equilibrio finanziario aziendale e misurare il ricorso dell’azienda ai finanziamenti esterni. Per ciascuno di essi esistono degli indici che permettono di esprimere dei giudizi sulle caratteristiche aziendali.

I principali strumenti mediante i quali si può esaminare la struttura e l’andamento finanziario dell’azienda sono i quozienti finanziari. Attraverso questi indici è possibile esprimere delle valutazioni sull’equilibrio finanziario aziendale, cioè sulla qualità della gestione finanziaria con riferimento ai due aspetti della conformità dei tempi e della provenienza delle fonti, i principi fondamentali per valutare lo stato di salute finanziaria dell’impresa sono:

–  l’omogeneità nei tempi finanziari (cicli monetari);

– l’omogeneità nei costi e nei rendimenti finanziari (il rendimento degli investimenti e i costi delle fonti finanziarie devono essere omogenei in modo da non creare perdite strutturali).

Gli indici finanziari
Indice di indipendenza finanziaria [PNET/IMP]
Indice di indebitamento (leverage) [KTZ/PNET]
Indice di autonomia finanziaria [KN/FON]
Indice di tesoreria o di liquidità (acid test) [LQ/PC]
Indice di disponibilità [KC/PC]
Indice di copertura finanziaria [PNET/KFIX]

 

I quozienti finanziari elaborati da GAIA sono:

Indice di indipendenza finanziaria Il quoziente di indipendenza è dato dal rapporto tra le fonti di finanziamento esterne, qualsiasi sia la loro durata (debiti di funzionamento e debiti a medio e lungo termine) e il capitale investito complessivo;

Indice di indebitamento (leverage) questo indice è stato già introdotto in occasione delle catene di indici, mette in evidenza la quota del capitale investito finanziata da fonti proprie;

Indice di autonomia finanziaria misura il rapporto tra il capitale netto e totale fonti (capitale di finanziamento), quindi la solidità della struttura patrimoniale dell’azienda;

Indice di tesoreria o di liquidità (acid test) misura la presenza o l’assenza di omogeneità dei tempi finanziari nel breve periodo ed è dato dal rapporto tra impieghi a breve termine e fonti di breve periodo. Il quoziente fornisce una sintesi sulla capacità dell’azienda di far fronte agli impegni finanziari immediati;

Indice di disponibilità di significato simile al precedente, è dato dal rapporto tra impieghi (comprendendo in essi anche le scorte, considerate potenzialmente convertibili in denaro nel breve termine, e le anticipazioni colturali) e fonti di breve periodo (debiti di funzionamento);

Indice di copertura finanziaria misura il rapporto tra tutte le fonti di finanziamento di durata superiore all’anno (debiti a medio-lungo termine e capitale netto), e gli impieghi a medio-lungo termine (cap. fondiario, bestiame, macchine);   Le indicazioni fornite dallo studio dei quozienti finanziari integrano quelle che si ricavano dall’esame dell’effetto leva finanziaria.