| Classificazione | Regno: Vegetale Famiglia: Asteraceae Genere: Cynara Specie: Cynara cardunculus Nome comune: NCBI TaxID: 4265 |
| Nome della varietà (come generalmente noto) | Carciofo di Malegno |
| Nome comune della specie/sottospecie | Cynara cardunculus subsp. scolymus (L.) Hegi |
| Codice Anagrafe Nazionale | IT03tx00042650038 |
| Codice Nazionale | |
| Codice Regionale | |
| Decreto | Pubblicato con Decreto n. 71584 del 13/2/2026 |
| Descrizione | Significato |
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| Carciofo piccolo | Carciofo con capolino di piccole dimensioni |
| Articiok de Malegn | Carciofo di Malegno |
| Regione | Provincia | Comune |
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| Lombardia | Brescia (BS) | Breno |
| Lombardia | Brescia (BS) | Malegno |
| descrizione | Il Carciofo di Malegno (Cynara cardunculus subsp. scolymus), come altri carciofi, non è propagato da seme ma solo per via vegetativa (polloni). Onde evitare di perdere le caratteristiche della cultivar è bene propagare il Carciofo di Malegno solo per via vegetativa salvo casi particolari (es: completa distruzione delle piante in campo). Nonostante ciò nel 2022 alcune piante sono state fatte fruttificare e gli acheni sono stati raccolti e depositati presso la banca del germoplasma del Centro Flora Autoctona (CFA) della Regione Lombardia - Parco Monte Barro il mese di giugno del 2023. In futuro si valuterà l'invio di polloni/rizomi al CREA-OF di Bari e/o altri centri che possano conservare la pianta in toto e/o attraverso tecniche di micropropagazione. |
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| descrizione | Gli agricoltori custodi conservano il Carciofo di Malegno coltivandolo nel medesimo ambiente e con le medesime tecniche colturali della tradizione come riportato nel documento riportante le interviste agli anziani agricoltori (vedere sezione “Cenni Storici, origine, diffusione”). In particolare i Carciofi di Malegno sono coltivati su suoli ben concimati lasciando a disposizione di ciascuna pianta 1 m2 affinchè possa sviluppare i propri apparati fogliari e polloni senza impedimenti/stress. Per mantenere produttive le ceppaie gli agricoltori rimuovono annualmente i polloni in sovrannumero (lasciandone 3-5 per ceppaia). Le piante sono propagate esclusivamente per via vegetativa utilizzando i “carducci” (polloni) che non presentano patologie/danni, dunque evitando ibridazioni con eventuali altre cultivar di carciofo. Gli agricoltori non producono/conservano i semi e non li utilizzano per la propagazione di questa cultivar (onde evitare che possa perdere le proprie caratteristiche), dunque non sono necessari accorgimenti in merito alla distanza minima con altre varietà di carciofo (inoltre a Malegno le varietà commerciali-mediterranee non riescono a superare l'inverno). Le tre aziende adibite alla coltivazione in situ mantengono attualmente circa 30-50 ceppaie di carciofi di Malegno producendo circa 100-200 “carducci” ogni anno. Le carciofaie, secondo la tradizione, sono rinnovate ogni 5-10 anni. La conservazione in situ del Carciofo di Malegno è agevolata dal fatto che è una pianta perenne che, nell'area dove è tradizionalmente coltivata, sopravvive all'inverno (anche a quelli più rigidi come riportato dalle testimonianze degli agricoltori locali - allegato sezione "Cenni storici, origine, diffusione"). Le tre aziende custodi dispongono ogni anno di un diverso numero di materiali di moltiplicazione nella forma di “carducci” in base al numero di polloni prodotti annualmente dalle ceppaie. Le aziende non producono e propagano le piante da seme. |
| descrizione | |
| descrizione | L’origine del Carciofo di Malegno è ad oggi ignota ma, in base alle testimonianze di anziani agricoltori e alcuni documenti, è certa la sua coltivazione (principalmente per autoconsumo) nei coltivi/orti/terrazzamenti del comune di Malegno da almeno un secolo. Nell’Enciclopedia Bresciana (Fappani 2018) è riportato, a proposito del carciofo, che “la coltivazione di tale ortaggio si andò diffondendo specie nella seconda metà del secolo XIX e agli inizi del sec. XX e furono particolarmente apprezzati i saporosi piccoli carciofi di Malegno”, così come è riportato, per il comune di Malegno, che “agli inizi del sec. XX erano apprezzati i carciofi piccoli ma saporosi prodotti in luogo”. Analoga citazione si ritrova in Gnaga (1999) "La provincia di Brescia e la sua esposizione 1904" (edizione anastatica della monografia scritta in occasione della grande esposizione di Brescia del 1904). La coltivazione del Carciofo di Malegno durante l’ultimo secolo è stata confermata dalle testimonianze dirette (interviste) ad anziani agricoltori raccolte nel documento allegato. In particolare emerge chiaramente che il Carciofo di Malegno produce carciofi (capolini) di piccole dimensioni, più saporiti (amari) e mediamente spinosi rispetto ai carciofi commerciali confermando quanto riportato nell’Enciclopedia Bresciana (“saporosi piccoli carciofi di Malegno”). Gli agricoltori concordano sul fatto che il Carciofo di Malegno viene coltivato localmente (prevalentemente alla base dei muri a secco dei terrazzamenti) da almeno un secolo in quanto alcuni di loro, nati negli anni ’30 e ‘40, ricordano i loro genitori coltivare questo carciofo che veniva (e viene) propagato esclusivamente per via vegetativa utilizzando i “carducci” (polloni). Tutti gli agricoltori riferiscono di non aver mai coltivato altre varietà di carciofi se non l’”articiok de Malegn”. Un agricoltore ha riferito che coltivando il Carciofo di Malegno in aree di pianura (al di fuori di Malegno) ha notato che soffriva lo stress idrico producendo meno carciofi e meno saporiti (“più dolci”). Maggiori dettagli sulle informazioni raccolte dalle interviste agli agricoltori sono riportate in allegato. Il Carciofo di Malegno è oggi l’unica cultivar di carciofo ad oggi conosciuta che è tradizionalmente coltivata sulle Alpi lombarde (Giupponi et al. 2020; Pedrali et al. 2024). |
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| descrizione | In base alle informazioni/interviste raccolte da agricoltori (perlopiù hobbisti) che oggi coltivano il Carciofo di Malegno si può stimare la presenza di poche centinaia di piante (100-200) distribuite in piccoli appezzamenti (terrazzamenti, orti, giardini) ubicati nel territorio comunale di Malegno, la cui superficie totale è minore di un ettaro. |
| livello | Alto | ||
| note | Diverse piante di Carciofo di Malegno sono presenti in aree/terrazzamenti abbandonati (nel comune di Malegno) in quanto si tratta di piante perenni adattate alle condizioni ambientali locali. E' dunque probabile che la consistenza attuale di questa cultivar sia maggiore se si dovessero considerare anche le piante presenti in terreni agricoli abbandonati. | ||
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| luogo e periodo dove si sono effettuate le rilevazioni | Le rilevazioni sono state effettuate in campi/orti di privati (aziende agricole/hobbisti) ubicati nel territorio comunale di Malegno - BS nel 2021, 2022, 2023 e 2024. Per le rilevazioni sono state considerate più di 50 piante. Durante le rilevazioni è stata notata una buona uniformità e ripetibilità dei caratteri probabilmente dovuta al fatto che le piante sono tradizionalmente propagate per via vegetativa. | ||
| I caratteri descrittivi obbligatori delle schede descrittive dei vegetali (vedi Linee guida nazionali) | Di seguito si riportano i principali caratteri morfologici che caratterizzano il Carciofo di Malegno (Cynara cardunculus subsp. scolymus) secondo quanto rilevato in campo dai ricercatori dell'Università degli Studi di Milano e dagli agricoltori locali. Per i dettagli sulla morfologia del Carciofo di Malegno si rimanda alla scheda descrittiva e alle fotografie riportate in allegato. Il carciofo di Malegno presenta: - Un unico periodo di produzione di capolini che va da aprile a giugno (carciofo unifero primaverile) e che lo contraddistingue da larga parte dei carciofi (rifiorenti con primo raccolto a ottobre-novembre) coltivati in Italia. - Capolini centrali e laterali molto più piccoli di quelli di altre varietà commerciali. Lunghezza capolino centrale: 7-11 cm; larghezza capolino centrale: 4-7 cm; lunghezza capolino laterale: 4-6 cm; larghezza capolino laterale: 2,5 – 3,0 cm. - Capolini centrali di forma ovale e cima appiattita con brattee esterne perlopiù completamente verdi talvolta con margini violetti, dotate all’apice di un mucrone breve (0,5 – 1,5 mm) raramente spinoso. Il Carciofo di Malegno per la forma/geometria del suo capolino centrale e brattee esterne si distingue da altri carciofi italiani (secondo le ricerche svolte da Pedrali et al. 2024) e sembra essere più simile a quelli appartenenti al gruppo degli “Spinosi” nonostante le sue brattee esterne solo raramente presentano vere e proprie spine. |
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| campo note libero per l'inserimento caratteri ulteriori e particolari caratteristiche | |||
| metodo | |
| risultati | |
| descrizione | Il carciofo di Malegno, come tutte le cultivar di carciofo, necessita di suoli con buona disponibilità di azoto (e altri nutrienti) e predilige aree ben esposte, calde e asciutte. E' probabile che il Carciofo di Malegno, rispetto ad altre landraces/cultivar italiane di carciofo, sia in grado sopportare meglio le temperature fredde invernali (ad oggi è l'unica cultivar nota di carciofo tradizionalmente coltivata sulle Alpi italiane). Difatti è stato osservato che, anche in seguito ad inverni rigidi che distruggono le parti aeree, le piante ricacciano dal colletto. Ogni ceppaia di Carciofo di Malegno produce 20-40 carciofi all’anno (circa 2-4 kg di carciofi). Non si riscontrano particolari patologie per questa cultivar come evidenziato anche da Tellincamuno (2017) (“Grazie al terreno e al clima di Montepiano e Malegno, solivo e secco, i carciofi han trovato un luogo ideale, non vengono attaccati da malattie fungine quali fusarium e peronospora”). Secondo le indicazioni fornite dagli agricoltori locali, le carciofaie vengono rinnovate (utilizzando escusivamente polloni di Carciofo di Malegno) ogni 5-10 anni. Per quanto riguarda la propagazione vegetativa: le piante di Carciofo di Malegno producono vari polloni (fusti modificati che si dipartono dalla base della ceppaia) durante l'anno e gli agricoltori locali, per propagare la cultivar, rimuovono questi polloni dalla pianta madre e li interrano in buche di 30-40 cm con letame maturo. Questa ttività può essere fatta a ottobre/novembre o a febbraio/marzo (in questo ultimo caso si evitano le gelate invernali ma la pianta necessita di un anno prima di produrre carciofi). |
| descrizione | Il Carciofo di Malegno, come i carciofi in generale, è una risorsa vegetale di interesse sia agro-alimentare che erboristico-officinale per via di numerose molecole chimiche nutraceutiche contenute in capolini, fusti e foglie. In un recente studio, condotto dall’Università degli Studi di Milano (Pedrali et al. 2024), le principali molecole di interesse erboristico sono state identificate anche nei vari organi del Carciofo di Malegno. In particolare la concentrazione di acido clorogenico (497,2 ± 116,0 mg/100 g DW) e cinarina (7,4 ± 1,2 mg/100 g DW) nel “Carciofo di Malegno” è paragonabile a quella di altre cultivar commerciali di carciofo. Nel “Carciofo di Malegno”, la luteolina è stata rilevata in quantità significativa (9,4 ± 1,5 mg/100 g DW) solo nei fusti e nelle parti edibili dei capolini. |
| descrizione | Il Carciofo di Malegno è interessato da attività di ricerca e valorizzazione nell'ambito del progetto nazionale Agritech-Spoke 7 “Integrated models for the development of marginal areas to promote multifunctional production systems enhancing agroecological and socio-economic sustainability" che ha prodotto le pubblicazioni e organizzato gli eventi riportati di seguito (relativi al Carciofo di Malegno). Il progetto ha l'obiettivo di conservare il carciofo di Malegno ed avviare nuove filiere agro-alimentari. In particolare, l'Università degli Studi di Milano in collaborazione con Comune di Malegno, agricoltori locali e Liquorificio Alta Valle Camonica, stanno sviluppando un liquore a base di Carciofo di Malegno. Pubblicazione: Pedrali D., Zuccolo M., Giupponi L., Sala S., Giorgi A. (2024). Characterization and future distribution prospects of “Carciofo di Malegno” landrace for its in situ conservation. Plants 13: 680. DOI: 10.3390/plants13050680. https://www.mdpi.com/2223-7747/13/5/680 Evento: "Carciofi in Bottiglia" Organizzato da Università degli Studi di Milano - Polo UNIMONT, 29 Ottobre 2024, Edolo (BS) |
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| descrizione | Rossi G, Guzzon F, Canella M, Tazzari E, Cauzzi P, Bodino S, Ardenghi N (2019). Le varietà agronomiche lombarde tradizionali a rischio di estinzione o di erosione genetica. Pavia University Press, Segrate; pp:34. Domini L. (2018). Censimento delle cultivar locali tradizionali della Valle Camonica. Tesi di Laurea triennale in Valorizzazione e Tutela dell’Ambiente e del Territorio Montano, Facoltà di Scienze Agrarie e Alimentari, Università degli Studi di Milano. Pag: 34 Giupponi L., Pilu R., Scarafoni A., Giorgi A. (2020). Plant agro-biodiversity needs protection, study and promotion: results of research conducted in Lombardy region (Northern Italy). Biodiversity and Conservation 29(2): 409-430. DOI: 10.1007/s10531-019-01889-3 Gnaga A (1999). La provincia di Brescia e la sua esposizione 1904. La Nuova Cartografica. Pedrali D., Zuccolo M., Giupponi L., Sala S., Giorgi A. (2024). Characterization and future distribution prospects of “Carciofo di Malegno” landrace for its in situ conservation. Plants 13: 680. DOI: 10.3390/plants13050680. https://www.mdpi.com/2223-7747/13/5/680 Unimont (2024). Carciofo di Malegno. Dallo studio scientifico alla valorizzazione economica della tradizione locale. Movida 2024, pag. 55. Fappani A. (2018). Malegno. Enciclopedia Bresciana, Volume 8 - Pagina 106. http://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=MALEGNO_(2)&oldid=39969 Tellincamuno (2017). I carciofi di Malegno. Blog online. |
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