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PORTALE NAZIONALE BIODIVERSITÀ DI INTERESSE AGRICOLO E ALIMENTARE
I semi di grano siberiano valtellinese sono conservati presso il centro di conservazione CRC Ge.S.Di.Mont. dell'Università degli Studi di Milano (Via A. Morino n 8, 25048 Edolo-BS) a temperatura e umidità controllata. Inoltre, sono conservati a lungo termine in condizioni di temperatura e umidità controllate presso la Banca del Germoplasma dell'Università di Pavia, secondo i protocolli internazionali ENSCONET.
MODALITÀ DI CONSERVAZIONE IN SITU
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Al fine di mantenere la varietà in purezza gli agricoltori custodi coltiveranno un numero elevato di piante (qualche migliaio) affinché non vi sia una perdita di variabilità genetica. La popolazione andrà coltivata in isolamento rispetto ad altre varietà di Fagopyrum tataricum (ad almeno 200 m da altri campi di grano saraceno siberiano) in modo da evitare che le piante ricevano polline da piante di varietà diverse e si abbia contaminazione genetica. Tale criterio sarà adottato solo nel caso in cui, nell’area d’origine, fossero introdotte/coltivate altre varietà di Fagopyrum tataricum oltre a quella in questione (Grano Siberiano Valtellinese) che oggi rappresenta l’unica presente in Valtellina e Valcamonica. Sarà inoltre necessario cercare di mantenere la popolazione il più possibile isolata anche dai campi di grano saraceno comune (Fagopyrum esculentum) in quanto, seppur molto raramente, si possono verificare casi di ibridazione (Giacomini 1954). Le piante con aberrazioni o “fuori tipo” andranno rimosse prima della fioritura così come dovranno essere scartati gli acheni “fuori tipo”. Gli acheni da utilizzare come semente andranno essiccati fino a raggiungere una umidità inferiore al 14% e saranno conservati asciutti e puliti fino al loro impiego. Durante queste operazioni andrà posta particolare cura perché sia evitato, anche successivamente alla raccolta, l’inquinamento del seme (presenza di semi estranei). A tal fine le attività di raccolta e selezione delle sementi destinate alla conservazione e alla propagazione della cultivar saranno svolte a mano.
PEDIGREE O ALTRE INFORMAZIONI RELATIVE ALLA GENEAOLOGIA (INDICAZIONE DEI PARENTALI)
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CENNI STORICI
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La varietà della specie Fagopyrum tataricum (L.) Gaertn. (nome volgare: grano saraceno siberiano) denominata Grano Siberiano Valtellinese è tradizionalmente coltivata nelle aree montane dell’alta Valtellina (SO) e dell’alta Valle Camonica (BS) già dalla fine del secolo XVIII in quanto fu introdotta e selezionata a Bormio (SO) dal sacerdote Ignazio Bardea (1736 – 1815) nel 1786 per poi essere diffusa nei territori limitrofi. Documenti storici quali un manoscritto di Bardea conservato presso l’archivio parrocchiale di Bormio (“Nozioni intorno il grano di Siberia”) e un articolo del Prof. Valerio Giacomini (“Il Grano Siberiano “Fagopyrum tataricum L. in Valtellina”) riportano la coltivazione di questa varietà nei territori montani della Valtellina e della Valcamonica, così come testimonianze dirette di anziani agricoltori locali confermano la diffusione di questo pseudocereale che era coltivato per produrre farina con cui si preparava “una sorta di polenta mescolata con farina di castagne” (Giacomini 1954) e come foraggio per l’alimentazione del bestiame. In base a quanto sopra riportato il Grano Siberiano Valtellinese può essere considerato una varietà locale tradizionale (landrace), come indicato dalle linee guida nazionali per la conservazione in situ, on farm ed ex situ, della biodiversità vegetale (Decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del 6 luglio 2012). Per specie annuali propagate per seme sono infatti ritenuti sufficienti cinquanta cicli riproduttivi (50 anni) di continuato mantenimento di una popolazione in un certo areale perché una varietà possa aver sviluppato caratteristiche di adattamento e di legame con l’ambiente (anche antropico) tali da poterla definire “locale”. Nella fattispecie la popolazione di Grano Siberiano Valtellinese, originata dall’introduzione e dalla selezione di semi di una varietà non meglio precisata di grano siberiano, sarebbe stata mantenuta nell’area dell’alta Valtellina e alta Valcamonica per più di due secoli senza subire scambi genetici con altre varietà di Fagopyrum tataricum in quanto unica cultivar di grano siberiano introdotta sino ad oggi in tali aree. La granella (acheni) di questa cultivar, dentata sugli angoli, è tuttora utilizzata per produrre farina ad uso prevalentemente familiare da un numero estremamente ridotto di agricoltori valtellinesi e camuni. Il Grano Siberiano Valtellinese si presta particolarmente alla coltivazione in ambiente montano, anche a quote superiori ai 1000 metri, grazie alla sua rusticità, al ciclo vegetativo breve e al fatto che è in grado di tollerare molto meglio il freddo rispetto al grano saraceno comune (Fagopyrum esculentum) e ad altre varietà di grano siberiano, ciò a conferma del suo adattamento alle condizioni climatiche delle aree montane valtellinesi e camune. In passato, infatti, il Grano Siberiano Valtellinese era seminato nei campi delle quote più elevate (dopo aver raccolto la segale/frumento o in concomitanza con la semina delle patate) dove le due cultivar locali di grano saraceno comune (“nustran” e “curunin”; Barcaccia et al. 2016) non potevano essere coltivate. Durante i primi decenni del XX secolo la coltivazione del Grano Siberiano Valtellinese è stata quasi del tutto abbandonata, complici l’abbandono delle terre alte e la diffusione del grano saraceno comune (sia di varietà locali che di varietà alloctone) nei campi delle quote più basse. Il Grano Siberiano Valtellinese ha potuto conservarsi sino ad oggi grazie al fatto che è stata l’unica cultivar di Fagopyrum tataricum introdotta e coltivata in Valtellina e Valcamonica, ma soprattutto grazie all’azione di quei pochi agricoltori custodi che lo hanno continuato a coltivare (utilizzando sempre e solo semente locale) nella sua area d’origine e grazie al fatto che rappresenta una “infestante” del grano saraceno comune pienamente naturalizzata.
CONSISTENZA (STIMA DELLA NUMEROSITÀ DELLE PIANTE; STIMA DELLA SUPERFICIE COLTIVATA; LUOGO/LUOGHI ATTUALI DI COLTIVAZIONE)
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Attualmente il grano siberiano valtellinese coltivato da pochi agricoltori (meno di 10) valtellinesi e camuni. Il campo dell'agricoltore custode (Patrizio Mazzucchelli, Az. Agr. Raetia Biodiversità Alpine - Teglio, SO) è ampio 2000 m2 e in esso sono coltivate diverse migliaia di piante (si allega una fotografia del campo).
Campo grano siberiano valtellinese.jpg
campo e agricoltore custode.jpg
RISCHIO
livello
Alto
note
Attualmente non vi è rischio di ibridazione per il Grano Siberiano Valtellinese in quanto è l'unica varietà di Fagopyrum tataricum coltivata in Lombardia.
I caratteri descrittivi obbligatori delle schede descrittive dei vegetali (vedi Linee guida nazionali)
I caratteri morfologici del Grano Siberiano Valtellinese (Fagopyrum tataricum) sono stati descritti dai ricercatori del CRC Ge.S.Di.Mont. seguendo le indicazioni del questionario tecnico dell’Unione Internazionale per la protezione delle Novità Vegetali (UPOV) TG/278/1 che fa riferimento al grano saraceno comune (Fagopyrum esculentum) (la specie più affine a Fagopyrum tataricum) in quanto UPOV non dispone di line guida tecnico-descrittive specifiche per F. tataricum. Vedere scheda UPOV allegata.
CARATTERISTICHE AGRONOMICHE E RESISTENZE (ESIGENZE AGRONOMICHE PARTICOLARI, PRODUTTIVITÀ, ECC...)
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Il Grano Siberiano Valtellinese è una cultivar a ciclo breve (60 – 100 giorni) che, nella maggior parte dei casi, viene utilizzata come coltura intercalare ai cereali autunno-vernini. Dunque si semina tra metà luglio ed i primi di agosto (in seguito alla raccolta dei cereali autunno-vernini) o, più raramente, a giugno (in questo caso, come unica coltura, è anche possibile avere due raccolti). Una semina eccessivamente tardiva aumenta il rischio che la coltura non raggiunga la maturità fisiologica (ciò si verifica quando le temperature vanno al di sotto dei 2,5°C) e subisca danni da gelo. Per quanto riguarda il suolo, questo non necessita di elevati quantitativi di nutrienti e sostanza organica, infatti su suoli eccessivamente ricchi si possono verificare casi di allettamento. I lavori di preparazione del suolo prevedono un’aratura leggera oppure un’erpicatura con erpice rotante (o erpice a dischi). Nel caso si utilizzi come coltura intercalare ai cereali autunno-vernini è sufficiente svolgere una fresatura prima della semina. La semina è generalmente eseguita a spaglio (in questo caso seguirà un’ulteriore fresatura leggera per favorire l’interramento dei semi) con un investimento di semi di circa 80 – 150 kg/ha. Tale cultivar può essere seminata anche a file con l’ausilio di seminatrici (in questo caso l’investimento di è di circa 50 – 100 kg/ha). L’emergenza del Grano Siberiano Valtellinese avviene 4 – 5 giorni dopo la semina, la piena fioritura si verifica circa un mese dopo la germinazione e la raccolta dei frutti si svolge all’incirca 1,5 - 2 mesi dopo la fioritura. La mietitura si effettua quando la pianta è ancora verde e il 70 – 75% dei frutti sono maturi (per evitare la caduta dei semi in campo durante il raccolto). Essa può essere svolta a mano (impiegando la falce messoria) o con l’ausilio di mietileghe. In entrambi i casi segue la realizzazione di piccoli covoni (“casele”) che si lasciano in campo dai 5 ai 7 giorni affinché possa avvenire la maturazione completa dei semi e l'essiccazione della pianta così da facilitarne la trebbiatura che si può effettuare con mezzi meccanici (piccole mietitrebbie). I semi sono poi essiccati affinché possano raggiungere un contenuto di umidità inferiore al 14%. Le rese del Grano Siberiano Valtellinese ammontano a circa 15 – 18 quintali di granella per ettaro e 30 quintali di paglia per ettaro. Il Grano Siberiano Valtellinese può essere anche coltivato come foraggio (falciato poco dopo l'inizio della fioritura) o utilizzato in terreni poveri di nutrienti come pianta da sovescio. L’impiego eccessivo di grano saraceno siberiano come foraggio potrebbe causare fagopirismo nei ruminanti. La coltivazione di questa cultivar può essere facilmente realizzata secondo i principi dell’agricoltura biologica in quanto, essendo una varietà locale molto rustica ed adattata all’ambiente montano, non presenta particolari avversità di tipo biotico e/o abiotico.
CARATTERISTICHE TECNOLOGICHE-ORGANOLETTICHE
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In allegato si trasmette una tabella con le caratteristiche nutrizionali del grano siberiano valtellinese.
Come riportato da fonti storiche (Giacomini 1954) e dalle interviste agli agricoltori locali il Grano Saraceno Siberiano era impiegato sia per l'alimentazione umana (con la farina di Grano Siberiano Valtellinese si preparava “una sorta di polenta mescolata con farina di castagne” (Giacomini 1954)) che come foraggio per il bestiame.
Inoltre, alcuni recenti studi condotti da ENEA evidenziano le ottime caratteristiche nutrizionali/tecnologiche che la farina di Fagopyrum tataricum conferisce ai prodotti da forno (per il consumo umano) (Brunori 2009; Brunori e Baviello 2010) (Documenti in Allegato). Infine, recenti studi (Appiani et al. 2021) hanno messo in luce l'importanza dell'impiego del Grano Siberiano Valtellinese (e di Fagopyrum tataricum in generale) per la preparazione di alimenti gluten-free.
PROGETTI DI RICERCA E NON REALIZZATI SULLA VARIETÀ LOCALE (TITOLO, RESPONSABILE, SOGGETTO FINANZIATORE, RISULTATI PRINCIPALI, LINK)
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La caratterizzazione agronomica, ecologica e fitochimica del grano siberiano valtellinese svolta dai ricercatori del CRC Ge.S.Di.Mont. (Giupponi et al. 2019) è stata svolta nell'ambito del progetto "Network dell'agrobiodiversità delle montagne lombarde" supportato da "Accordo di collaborazione fra Regione Lombardia e Ge.S.Di.Mont. per attività di ricerca scientifica ed applicata e di diffusione della conoscenza inerente il territorio montano lombardo (art. 4 c.7 l.r. 22/2016) 2016-2018"
Responsabile scientifico: Prof.ssa Annamaria Giorgi
Link: https://www.unimontagna.it/progetti/network-dellagrobiodiversita-delle-montagne-lombarde/
BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO
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Giacomini V. (1954). Il grano siberiano (Fagopyrum tataricum L.) in Valtellina. Ramponi, Sondrio.
Giupponi L., Borgonovo G., Leoni V., Ceciliani G., Panseri S., Giorgi A. (2019). Il Grano Siberiano Valtellinese: una varietà tradizionale delle montagne lombarde ricca di rutina. Erboristeria Domani 416: 64-71. ISSN 1127-6320.
Giupponi L. (2018). Il Grano Siberiano Valtellinese, una varietà tradizionale unica e di qualità da valorizzare. Annuario CAI 2018 – Sezione Valtellinese Sondrio: 106-107.
Giupponi L., Borgonovo G., Panseri S., Giorgi A. (2019). Multidisciplinary study of a little known landrace of Fagopyrum tataricum Gaertn. of Valtellina (Italian Alps). Genetic Resources and Crop Evolution 66: 783-796.
Capraro J., Magni C., Giorgi A., Duranti M., Scarafoni A. (2018). Comparative 1D- and 2D-electrophoretic protein profiles of ancestral and modern buckwheat seeds grown in the Italian Alpine region. Italian Journal of Food Science 30: 497-503.
Giupponi L., Pilu R., Scarafoni A., Giorgi A. (2020). Plant agro-biodiversity needs protection, study and promotion: results of research conducted in Lombardy region (Northern Italy). Biodiversity and Conservation 29: 409-430.